di Gerardo Russo

Le tradizioni contribuiscono notevolmente alla sopravvivenza della specie. Da secoli celebriamo il Natale, da un po’ di anni i campionati di calcio che cominciano a settembre e da un paio di lustri ricordiamo i compleanni degli amici attraverso i social network. Ruotiamo intorno a tradizioni vecchie e nuove che creano un piccolo contorno alla nostra esistenza, in modo da riuscire a percepirla meglio e a sentirci meno persi in un percorso che ci sembrerebbe altrimenti uno sconfinato deserto di sabbia. Le città, le regioni e gli stati stessi hanno bisogno di tradizioni per vivere, per sentirsi tali. Tra quelle che il nostro Bel Paese ha forgiato negli anni, c’è indubbiamente il colorito festival della canzone italiana, o di Sanremo. Ogni anno vi partecipano gli artisti rappresentanti più o meno un certo stile della musica leggera nostrana, ma di tanto in tanto accade un cortocircuito. Tanti sono stati gli artisti innovatori che hanno partecipato al festival per i più svariati motivi. Proviamo qui a ripercorrere una breve ricapitolazione dei cantanti “meno sanremesi” che hanno partecipato al festivàl. Alcuni hanno avuto fortuna, contribuendo al cambiamento dei gusti del grande pubblico, altri sono finiti nel dimenticatoio. C’è chi ha cambiato Sanremo e chi ne ha cambiato gli spettatori. Qualcuno ha cambiato se stesso, qualcuno voleva liberarsi del proprio personaggio. Qui di seguito trovate una decina dei più significativi cortocircuiti degli ultimi vent’anni.

 

  • Sanremo 1996: Elio e le Storie Tese – La terra dei cachi

Una delle più eccentriche band italiane degli ultimi 20 anni. La terra dei cachi lasciò il pubblico a bocca aperta con il suo apparente nonsense. Gli Elii sarebbero poi diventati una presenza fissa al festival e il loro genere avrebbe raccolto sempre più apprezzamenti da parte di pubblico e critica.  Nel 1996 vinse Ron ma da più parti emersero voci riguardanti un imbroglio volto ad impedire la vittoria di questa irriverente band.

  • Sanremo 1997: Mikimix (Caparezza) – E la notte se ne va

A questo simpatico cantante pugliese servì partecipare al festival di Sanremo per capire cosa non voleva essere. Il suo fu un cortocircuito interiore. Forse riuscì a capire quello che voleva fare da grande ascoltando il brano Capelli di un certo Niccolò Fabi, in gara con lui nella sezione nuove proposte.

 

  • Sanremo 1999: Nino D’Angelo – Senza giacca e cravatta

In un’epoca che avrebbe conosciuto di lì a poco i primi reality show musicali, ritorna improvvisamente in auge la canzone napoletana anche tra i più giovani. Un colpo di coda per un genere che non sarebbe mai tramontato. Il brano mostra la dignità di una lingua regionale che si presenta senza paura al pubblico nazionale.

  • Sanremo 2000: Max Gazzè – Il timido ubriaco

La scintilla del nuovo cantautorato. Un blackout salvato da un fiammifero, fragile quanto le parole di questo brano. In un momento storico dove latitavano ancora computer e connessioni Internet, questo brano permetteva agli adolescenti del Duemila di scoprire le vette che la musica leggera italiana poteva raggiungere.

  • Sanremo 2000: Subsonica – Tutti i miei sbagli

La band torinese conquista il grande pubblico, presentandosi sulla rete nazionale con questo pezzo fuori dai normali schemi sanremesi. Riesce così a salvare una parte del grande pubblico dall’essere parte del grande pubblico.

  • Sanremo 2002: Daniele Silvestri – Salirò

La canzone divenne uno dei pezzi più cantati dell’anno, arrivando ad essere ballata persino nell’estate seguente. L’artista romano ci rivela che esistono diversi tipi di tormentone. Il suo può contare su un creativo uso del vocabolario e su un’ironica coreografia proposta all’Ariston, divenuta poi un cult. Una canzone che non è mai passata di moda e che sarebbe utilissima e divertente se proposta ai diciottesimi al posto dei balli latino-americani.

  • Sanremo 2008 : Tricarico – Vita tranquilla

L’artista conquista il festival rifiutandone totalmente la mondanità. Sensibilità e paure convivono nel “Dovrei/non dovrei” del brano. Una celebrazione dell’insicurezza. Le difficoltà della vita sono espresse attraverso le stonature, volute, che caricano di valore artistico l’esibizione. Un pezzo di totale rottura, che racconta come le difficoltà più intime non si possano affrontare bevendo del whisky al Roxy Bar. Un inno per tutti quelli che non vogliono essere un mito.

 

  • Sanremo 2009: Afterhours – Il paese è reale

La band milanese partecipa al festival di certo non per diventare famosa, dato l’enorme seguito e il consenso della critica che poteva vantare. La motivazione è invece dare visibilità a un intero paese “reale”, di cui fa parte una scena musicale alternativa ancora sconosciuta ai più in Italia. Il brano farà parte di un progetto “Il paese è reale (19 artisti per un paese migliore)?” che ha come obiettivo la promozione della musica emergente italiana. Il pezzo è un invito a non farsi condizionare dalla massa. Gli Afterhours ci esortano a non arrenderci, anche davanti al fallimento delle proprie ribellioni. Fortemente voluti da Paolo Bonolis che, di quel festival, conserverà solo questo brano sul suo allora lettore mp3.

  • Sanremo 2013: Marta sui Tubi – Dispari

Un’altra band della scena indipendente decide di calcare il più famoso palco italiano. Presentano due brani: Vorrei e Dispari. Il pubblico sanremese preferisce la prima ed elimina la seconda della gara, quella introspettiva ed aggressiva, molto più apprezzata invece dai fan storici della band. Fan che, insieme a tanti altri ascoltatori di musica, non riuscendosi a collocare finiscono appunto per sentirsi dispari.

  • Sanremo 2015: Grazia Di Michele ft Mauro Coruzzi – Io sono una finestra

Abbiamo parlato di canzoni diverse,  di generi distanti e di target musicali specifici. Poi c’è questo brano, che rivela le difficoltà di chi subisce la differenziazione del mondo in gruppi definiti. Laddove c’è chi sente il bisogno costante di definirsi, di capire il proprio gruppo di riferimento, c’è chi invece si sente vittima di questo processo. Anche la divisione della popolazione tra donne e uomini può essere un limite per l’espressione della propria personalità. Gli artisti scardinano, con questa poesia, la convenzione sociale del genere sessuale. Un cortocircuito per tutti i moduli anagrafici della nostra penisola.

 

 

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